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Tema. Le compresenze sono le forme di abitare la città e costruire gli spazi urbani che includono differenti e plurali intenzionalità. Si realizzano attraverso l’ibridazione, la contaminazione, l’innesto, la stratificazione di espressioni e attività eterogenee, persino incoerenti, capaci di generare insiemi abitati inediti, talvolta imprevisti, sensibili e ricchi di senso. La call vuole indagare le molteplici manifestazioni con cui le compresenze – spontanee, predisposte o suggerite – si compiono nei luoghi delle città contemporanee e sollecitano l’incontro tra corpi, comportamenti, spazi, tempi e culture differenti.
La città è da sempre il luogo della coesistenza, spesso non affatto armonica, ciò non di meno vitale e proattiva, proprio perché pugnace. Eppure, si è a lungo fatto ricorso alla separazione, enucleazione, specializzazione per tipi e per temi (morfologici, sociali, funzionali), per normalizzare la città, sedare i conflitti, costipare la forza detonatrice delle differenze, passando attraverso la distorsione del concetto di controllo, costruendo luoghi rassicurati e rassicuranti, per comportamenti ovvi, programmati e obbligati. Al contrario, le compresenze ci parlano di intensità; della concentrazione di opportunità di esperienze che possono avere luogo nello spazio urbano; della densità di significati che risiedono nel dominio dell’abitare; della vitalità e dell’effervescenza che scaturiscono dalle interferenze e dalle dissonanze; delle ambiguità, contraddizioni e complessità che danno senso e valore ai luoghi abitati.
Le compresenze sono situazioni: azioni che si situano e accadono nello spazio e nel tempo. Sono le occasioni in cui la condivisione si afferma come strumento con cui le comunità, temporaneamente costituite da soggettività singolari, esprimono i propri bisogni, si autoregolano e con ciò costruiscono un senso sociale intenzionale e consapevole. Le compresenze non sono statiche né esclusive; al contrario, sono mutevoli e plurali. Si nutrono delle aporie proprie del “vivere con”, che la città complessa riconosce e legittima proprio nei luoghi ove avvengono continue ridefinizioni di senso.
Le compresenze raccordano molteplicità esistenti ed emergenti, costituendosi in nuovi insiemi plurali di esseri singolari. Lo spazio urbano ne risulta elastico, impoverendosi la distinzione tra esterno/interno, aperto/chiuso, pubblico/privato, naturale/artefatto; si moltiplica in ambiti temporanei in cui il soggetto manifesta la propria presenza attraverso la cura e che sono perciò resi personali, propri, familiari, addomesticati. Questa possibilità è contenuta nell’architettura progettata, o ri-programmata, purché ammetta omissioni volontarie e sia predisposta alla soggettivazione, aprendosi così alla pluralità. Le compresenze chiedono di ripensare il ruolo, il significato e gli strumenti del progetto, perché ne accolga e assecondi le manifestazioni, mediante l’induzione non autoritaria a un’attitudine inventiva di abitare gli spazi urbani della condivisione.

Questione. L’esito della call è di costruire genealogie e geografie accoglienti per le compresenze urbane, registrando e osservando pratiche di adozione e configurazione di luoghi contraddittori.
Le categorie tipologiche, funzionali e linguistiche consolidate non sono più sufficienti: richiedono di mescolarsi, per corrispondere ai nuovi contenuti dei luoghi urbani contemporanei, prodotti dall’affastellarsi di codici, significati, materiali, comportamenti, ad assetto variabile.
La cultura del progetto contemporaneo sempre più spesso si confronta con questo tema, chiamata a ri-concettualizzare forme e funzioni, dimostrando la promettente ricchezza semantica e progettuale di spazi indeterminati, imprecisi, sfocati, incerti.
Gli edifici, pressoché prescindendo dalla scala e dallo scopo, assumono il registro di piattaforme riscrivibili, tanto nella definizione del programma, quanto nelle scelte espressive: ibridazione, cambiamento, mutevolezza, sono categorie pertinenti sia in termini di funzioni, sia di linguaggio, aderendo alla variabilità, talvolta poco prevedibile, delle condizioni sociali, economiche, finanche metereologiche, di contesto. I luoghi del lavoro, della residenza, del tempo libero, della sfera domestica e di quella pubblica, tornano a sovrapporsi e confondersi. I caratteri morfotipologici assomigliano spesso all’esito di un codice riprogrammabile. L’architettura pop-up non è più solo effimera, ma permea anche il progetto perdurante, che di fatto è stabilmente temporaneo.
A sua volta, l’architettura del paesaggio opera in contesti con vocazioni multiple, talvolta persino contrastanti, eludendo le tradizionali categorie – piazze, strade, parcheggi, giardini, playground, ecc. – spesso inadeguate ai luoghi reali della città, a meno di non intrecciarle. Così accade vieppiù negli spazi tenui della naturalità emergente, dove la compresenza è spesso esito di comportamenti in fase con le dinamiche e i cicli temporali degli elementi naturali, suggerendone un’adesione profondamente empatica. Natura e artificio perdono infine i propri confini, sempre – è inevitabile – reciprocamente inadeguati, e spesso è proprio la componente naturale a innescare nuove interpretazioni espressive e funzionali di luoghi urbani marginali – in senso concettuale oltre che topologico – dispiegandovi un’inattesa centralità.
La call si rivolge sia a pratiche informali sia a progetti autoriali, a edifici e spazi aperti, esperienze didattiche, di ricerca teorica o applicata, in grado di offrire spunti di riflessione per rispondere alle domande: quali sono le dinamiche spaziali in corso nelle nostre città capaci di accogliere ed esprimere forme di compresenza? Quali cronologie richiedono o descrivono? Quali gli strumenti, le attitudini e le competenze necessarie per progettare ambiti di compresenza? Quali sono i luoghi privilegiati per sperimentare azioni, pratiche e progetti di compresenza? Quali sono le categorie di spazi urbani suggeriti dalle forme di compresenza già realizzate o progettate? Le compresenze possono aiutare a rileggere anche luoghi e architetture del passato?